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LA CREAZIONE DI RISERVE IDRICHE TRAMITE SBARRAMENTI: IMPLICAZIONI AMBIENTALI E FINANZIARIE

por Mario FANELLI, Michele FANELLI, Carlo NICCOLAI

Publicado en el volumen 7, numero 4

Resumen:
Qualcuno potrebbe domandarsi perché mai una premessa preceda qui l’introduzione e in quale misura essa sia necessaria. Premessa e introduzione non sono suppergiù la stessa cosa? In generale è così, ma sta di fatto che qui ci sembra opportuno fornire in anticipo, distaccandolo dal contesto, qualche avvertimento col quale si renda più mirata e guardinga l’attenzione del lettore su argomenti non necessariamente circoscritti nell’oggetto di questo articolo e ai quali ci sembra peraltro di dover prestare particolare attenzione. Lo si invita così con discrezione ad accostarsi a una riflessione sulla quale si confida che egli abbia a ritornare volentieri. E ciò va fatto prima ancora che lo si induca, come accade appunto nell’introduzione e nelle pagine seguenti, in ragionamenti più strettamente aderenti al tema di questo articolo. Per quanto riguarda quest’ultimo d’altronde, i riferimenti alle sue molte implicazioni specifiche, cioè a quelle di natura tecnica e operativa così come a quelle economiche e finanziarie, consentono di inquadrarne l’oggetto in modo sufficientemente completo, secondo un iter logico che si è cercato di percorrere nel seguito. A questo proposito va francamente riconosciuto che oggi il rischio di non essere esaurienti è sicuramente cresciuto. Infatti non si può ignorare che, in modo molto più determinante di quanto non accadesse anni fa, temi simili a quello trattato nel nostro articolo vadano rapportati a un quadro sempre più ampio e addentellato di considerazioni e di esigenze, di valutazioni sottili e di procedure difficili. Tutto ciò accade in misura assai più rilevante di quanto ogni descrizione non riesca a fare trasparire dal suo contenuto specifico. Questo si verifica particolarmente - e capita sempre più spesso – quando i progetti di cui si parla, intervenendo nella gestione delle risorse naturali presenti sul territorio, assumono anche i lineamenti significativi e i risvolti molteplici di una pianificazione territoriale. Già in passato ci si era resi conto di come ogni nuovo progetto o realizzazione di questo genere possedesse per sua natura una rilevanza polivalente, ricca di situazioni originali, per molti versi suggestive e intellettualmente stimolanti per il progettista, derivanti proprio dall’esistenza sul territorio di situazioni sempre variegate e differenti. Si tratta in genere di situazioni frequentemente caratterizzate da molteplicità di bisogni, di esigenze e quindi di interlocutori. In esse si è considerevolmente ampliato e reso complesso il concetto di utenza, assunto qui nella maggiore estensione del termine. Si tratta per di più di multiutenze con finalità assortite e diversamente congegnate. Questo, d’altronde, in parte dà ragione anche della raffinatezza dell’impianto disciplinare che presiede agli studi e alle realizzazioni. Ci si è anche resi conto di come il coinvolgimento di persone, perché utenti del territorio o perché utenti del progetto, rappresenti un primo assaggio, sul vivo, della capacità potenziale di pianificazione insita nel progetto stesso. L’impatto che ne deriva e che agisce più o meno direttamente e con modalità diversificate, è ai nostri giorni avvertito sollecitamente e discusso con enfasi progressiva nel tempo. Spesso, purtroppo, questo si verifica limitatamente agli aspetti meno gratificanti, oggetto come sono di una meccanismo informativo che, anche per giustificata vocazione, sta sempre sul chi vive e si dimostra tanto capillare e veloce, quanto, qualche volta, epidermico e affrettato nelle valutazioni. Si è sperimentato così come tutto venga a collocarsi nell’ambito di un regime di equilibri non facilmente configurabile e ricostituibile, ma per questo non meno essenziale, un regime di equilibri cui, da parte dei progettisti è doveroso guardare con impegno e fantasia, pur nel rispetto delle finalità progettuali. E fin qui, forse, niente di veramente nuovo è stato detto al lettore. Peraltro da quanto è stato accennato a proposito delle attività nel campo delle risorse naturali presenti sul territorio emerge la circostanza che ci troviamo ormai a confrontarci, anche cercando di restare nei limiti del campo specifico in cui operiamo, con problemi che ci propongono interventi e decisioni che partecipano al necessario sviluppo di un più ampio sistema socio-economico. Lo si fa, come detto, in modo ancora circoscritto, ma dentro confini che la molteplicità degli interessi rende sempre più evanescenti, consentendoci di sentirci partecipi, assai più di quanto non avvenisse in un passato che è davvero assai vicino, di uno sforzo strategico globale in cui anche i nostri progetti vengono a fare parte. L’obbiettivo, ancora sottinteso, è uno sviluppo della società umana che, anche in virtù di questi sforzi, meriti la qualifica di “sostenibile”. “Sostenibile” è una neolocuzione anglicizzante alquanto disinvolta e davvero non bella, anche se ormai ufficializzata. Con essa ci si richiama a una strategia di sviluppo tecnologico e industriale che vuole tenere conto, nello sfruttamento delle risorse e nelle tecniche di produzione, delle condizioni e della compatibilità ambientale. Ma non è soltanto questo, perché in effetti si tende a molto di più, e cioè a uno sviluppo della società che sia tale da consentire al pianeta di sostenere anche in avvenire con le sue risorse e il suo ambiente la specie umana. In realtà il progresso tecnologico sembra essere la vera risorsa cui si affida la sopravvivenza e la crescita del genere umano. Si fa strada la persuasione che le risorse naturali, ancora più che un dono della natura da conservare in una cassaforte ideale per essere usato con parsimonia, siano anche il risultato dell’opera creativa dell’uomo il quale, in un processo continuo di invenzione e di sviluppo delle tecniche con cui interviene su di esse, ne moltiplica il rendimento e ne affina la qualità. L’uomo può apparirci in sostanza come l’inventore delle sue stesse risorse, un ruolo impegnativo che, a pensarci bene, egli ricopre da sempre, ma che gli impone in misura crescente una posizione etica rigorosamente improntata a prudente razionalità pur tendendo a ottenere una migliore e più diretta fruizione dell’ambiente in cui opera e vive. Questo porta a concludere che, con l’evoluzione della società umana l’aumento delle sue conoscenze scientifiche e la conseguente proliferazione delle sue tecnologie, il sistema socio–economico sembra considerarsi in grado di aumentare l’efficienza d’uso dei beni naturali a un tasso superiore a quello del loro consumo con un risultato tranquillizzante per quanto attiene al mantenimento, o all’aumento, delle disponibilità. Per quanto si riferisce al nostro campo di attività, legato in particolare all’utilizzazione nel modo più generale delle risorse idrauliche, questo confrontarsi sia con la sostanza progettuale che con quella, non meno importante, situata al suo contorno, contempla da un lato un impiego significativo di disponibilità naturali (con accumulazione delle risorse in modi e misura adeguati alle successive trasformazioni o ai consumi) e, dall’altro, l’applicazione di procedimenti tecnologici che, in buona parte, abbiano di mira un aumento – in qualche caso una moltiplicazione – dell’effettivo rendimento delle risorse stesse, incremento tale da risolversi, come detto, in un saldo positivo dell’operazione. Il respiro che deve permeare progetti di questo tipo, anche dal punto di vista della scelta delle finalità progettuali, e non soltanto dei modi che le contraddistinguono, si va facendo perciò sempre più ricco di implicazioni schiettamente strategiche e, come già ricordato, adeguato a una pianificazione territoriale allargata negli interessi e contemporaneamente più attenta che nel passato ai bisogni e alle necessità dei microcosmi sociali e delle singole persone. La velocità con cui progredisce la tecnologia, moltiplicando le alternative d’indirizzo, pone peraltro anche qualche consistente ostacolo al lavoro del pianificatore in quanto riduce la leggibilità del futuro costringendola entro limiti che, per buona parte dei fenomeni socio-economici considerati, non eccedono il medio termine. A noi importava soprattutto ritrovarci con il lettore a riflettere sulla circostanza che il raggiungimento e il mantenimento di uno sviluppo sostenibile impone un diligente impegno dell’uomo. In particolare non c’è dubbio che ha grande rilevanza proprio l’opera di quanti agiscono nei settori che riguardano lo studio, la gestione, la trasformazione e l’utilizzazione di risorse, come l’acqua, dalle quali dipende direttamente la vita umana e la sua qualità. Si tratta dunque di un impegno realizzativo al quale non è lecito sfuggire. Non a caso ci siamo soffermati sull’ampia sfaccettura che i progetti comportano con riferimento ai desideri, ai bisogni, agli interessi e a i sacrifici di quanti, per molteplici ragioni, vi si trovino coinvolti. È una realtà che oggi non si governa facilmente visto che purtroppo i diversi atteggiamenti nei riguardi delle opere di pubblica utilità derivano spesso da ragionamenti che sembrano prediligere il risvolto polemico invece di ricercare un’amalgama soddisfacente di benefici e che rimangono perciò tenacemente ancorati a parametri differenti da persona a persona o da gruppo a gruppo. È una situazione che sovente si estrinseca nell’indiscriminata invocazione di diritti di veto che inducono ritardi e blocchi nella realizzazione delle opere. Ciascuno, non c’è dubbio, ha il diritto di vedere rappresentate le proprie opinioni e i propri interessi secondo una gerarchia di valori correttamente ordinati. La soluzione di queste difficoltà va ovviamente ricercata nella competenza, serietà e completezza con cui vengono elaborate ed esaminate, nei tempi debiti, le soluzioni con le rispettive alternative, ma anche nella fermezza delle scelte e nella responsabile autorevolezza delle decisioni (e non bisogna poi dimenticare che, sia pure limitatamente all’aspetto tecnico e a quello economico, esistono qualche volta soluzioni progettuali praticamente equivalenti fra di loro che richiedono comunque la responsabilità di scelte ferme e autorevoli). Si è arrivati così al punto chiave della nostra premessa perché, mentre da una parte si fa strada la consapevolezza che non sarebbe sensato esimersi dall’impegno realizzativo di cui si è prima parlato, dall’altra, frequentemente, si è messi in difficoltà dalla crisi per molti versi grave che anche in paesi di avanzato livello socio-economico colpisce oggi il meccanismo delle scelte e delle decisioni in un contesto sempre più gremito di informazioni controverse e di reazioni contrastanti. Una grande difficoltà del nostro tempo sta infatti nel disporre di autorevole capacità decisionale nella collocazione giusta e nei tempi giusti. Il trovare rimedio a tale situazione non sembri impresa da poco visto che presuppone la disponibilità, in numero consistente e distribuito di élites decisionali di alto livello per professionalità ed esperienza, cui il rispetto dei cittadini assicuri vigore autonomo e che, per dono naturale, dispongano in larga misura di quel buon senso che, delle tante risorse di cui dispone l’uomo, è forse la più preziosa e quella meno surrogabile.

Palabras clave: Grandi dighe, risorse in acqua, ambiente, schemi finanziari, bisogni in acqua, ciclo idrologico, sicurezza delle dighe, trasferimento di popolazioni,

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